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La Borsite Trocanterica

La borsite trocanterica, conosciuta anche come “borsite del gran trocantere” o “entesite trocanterica” o “trocanterite” è una patologia infiammatoria dell’anca che interessa i tendini che si inseriscono sul grande trocantere e la borsa sierosa sinoviale che Borsite Trocantericali ricopre. Poichè l’osso non è in alcun modo coinvolto, sarebbe più corretto parlare di borsite, entesite trocanterica o peritrocanterite. Va segnalato che la centralità dei meccanismi infiammatori è stata messa in dubbio da alcuni recenti studi, cosicchè la definizione oggi ritenuta più corretta è sindrome dolorosa trocanterica (dall’acromino anglosassone di Greater Trochanter
Pain Syndrome, GTPS). Non è una malattia grave ma va curata perché può impedire al paziente lo svolgimento di semplici attività diventando cronica e persistente.

Quando viene causata da un trauma si possono rompere i capillari e la borsite diventa di tipo emorragico.

La patologia colpisce soprattutto le persone di mezza età, gli anziani, in gran parte le donne (hanno il bacino più largo rispetto agli uomini e questo porta i tendini ad essere più in tensione) e le persone con evidenti squilibri fisici (ad esempio chi presenta un arto più corto dell’altro). Spesso colpisce gli sportivi che sono più soggetti alle cadute laterali come i portieri, ma anche i runner e gli sciatori. Nei soggetti sportivi infatti, è possibile che i microtraumi ripetuti nei movimenti di flessoestensione dell’anca portino all’infiammazione della borsa e dei tendini sottostanti, a volte interessati da vere e proprie rotture. Meno chiara è l’origine della malattia nei soggetti sedentari.

Sembra che l’eccessiva tensione della fascia lata, che scivola sul grande trocantere grazie all’interposizione “lubrificante” della borsa sierosa, porti ad un’irritazione meccanica per attrito nei movimenti. Questo spiegherebbe la non rara associazione tra trocanterite ed anca a scatto.

La borsite trocanterica può interessare indifferentemente l’anca sinistra o l’anca destra, e a volte può anche essere bilaterale; si manifesta con dolore sulla sporgenza del grande trocantere, e quindi sul fianco
. Questa localizzazione permette di distinguerla chiaramente dal dolore articolare dell’anca, che viene invece avvertito prevalentemente all’inguine e al gluteo.

Dolore Trocanterico

La patologia della borsite trocanterica può essere causata da:

– traumi;Sci Borsite

– microtraumi ripetuti;

– sovraccarico funzionale sui tendini dell’anca;

– squilibri muscolari ed anatomici (ad esempio chi presenta un arto più corto dell’altro, chi ha il bacino ruotato);

– allenamento scorretto;

– sovrallenamento;

– disturbi al ginocchio;

– interventi chirurgici al ginocchio;

– sedentarietà;

– obesità;

– artrite reumatoide;

– frattura dell’anca.

 

I sintomi comuni nei pazienti colpiti dalla borsite trocanterica sono:

– il dolore nella zona dell’anca e dei glutei;Dolore Borsite Anca

– la “zoppia di fuga” (il paziente tende a velocizzare il passo con l’arto dolente in modo da diminuire la tempistica di appoggio e il dolore);

– difficoltà a deambulare;

– difficoltà a salire/scendere le scale;

– gonfiore nella zona laterale dell’anca;

– fitte.

Per quanto riguarda il dolore, è lieve ma costante anche se alcuni movimenti possono renderlo più acuto; inoltre se si dorme appoggiati sul lato malato, si può rilevare dolore anche durante la notte.

La borsite trocanterica viene diagnosticata a seguito di un’anamnesi accurata in cui si raccolgo dati sulla storia clinica del paziente, una valutazione clinica con esame obiettivo dei sintomi, ed eventualmente un’approfondimento tramite indagini strumentali (radiografie e ecografia).

La diagnosi di trocanterite è infatti squisitamente clinica. Gli esami strumentali sono finalizzati esclusivamente alla conferma diagnostica. Spesso l’ortopedico, a fronte di un’obiettività chiara, può essere soddifatto dalla sola radiografia. Nei casi poco responsivi alle terapie, o quando si sospetti una lesione tendinea, è opportuno precedere attraverso gli step ulteriori.

La radiografia permette di escludere coesistenti problemi a carico dell’articolazione e, spesso, di osservare microcalcificazioni laddove i tendini si inseriscono sul trocantere.

Dal momento che la trocanterite è un’infiammazione dei tessuti molli (borsa e tendini), l’ecografia è l’esame teoricamente più idoneo. Essa permette ad un ecografista esperto di riconoscere il versamento liquido all’interno della borsa trocanterica, l’edema circostante, le microcalcificazioni all’inserzione dei tendini (entesite calcifica). Il ruolo dell’ecografia è particolarmente importante laddove si sospetti una lesione tendinea, che in alcuni casi può necessitare di un approfondimento in risonanza magnetica.

E’ una patologia non grave ma va curata per evitare che si aggravi e diventi cronica.

Come per tutte le malattie infiammatorie, la prima terapia è rappresentata dal riposo ,(almeno 15-20 giorni), dall’applicazione (a periodi alterni) della borsa del ghiaccio (crioterapia), dall’assunzione di farmaci antiinfiammatori e/o antidolorifici.

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Nelle forme cronicizzate, ribelli ai trattamenti sopra ricordati, l’associazione di terapie fisiche locali (tecarterapia, laserterapia, onde d’urto, ionoforesi, ultrasuonoterapia) e di programmi riabilitativi specifici permette spesso di ottenere la graduale scomparsa dei disturbi, risulta infatti indispensabile istituire successivamente un programma di kinesiterapia composto da esercizi di stretching della fascia lata, così da ridurre il rischio di recidiva. Eccezionale è il ricorso all’intervento chirurgico di release della fascia lata e bursectomia, che può essere eseguito con una breve incisione in corrispondenza del grande trocantere o con metodica endoscopica. In caso di lesione tendinea glutea, queste procedure si associano alla riparazione del tendine lesionato.

Dopo i trattamenti, i disturbi tendono a sparire e perciò è possibile effettuare la riabilitazione tramite esercizi specifici.

In fase avanzata, una volta superati i sintomi iniziali, può essere utile prendere in considerazione l’impiego di ortensi plantari (se presenti degli squilibri anatomici).

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